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09

Agosto
2019

Capellano: "Che soddisfazione il record di Morrison
Ma adesso voglio meritarmi anche la serie A2"

Andrea Capellano

Con 60 partite consecutive da interbase ha eguagliato il grande Morrison: "Che soddisfazione, e che giocatore... Parliamo di uno che ha giocato mille partite in Major league. Ma io mi accontenterei di arrivare in serie A2, che è il mio vero obbiettivo. E spero di centrarlo con il Milano, se non quest'anno, l'anno prossimo. Devo ringraziare Fraschetti per la fiducia che mi ha dato in questi due anni, ma anche i compagni più esperti che mi hanno dato consigli: Lo Monaco, Boza, Bancora... E Danny Diaz, che all'Ares è stato mio tecnico ed era il mio idolo da interbase".

E’ alla sua seconda stagione nel Milano, sta per compiere 20 anni (il prossimo 28 agosto), ma ha già scritto una pagina nella storia del Milano. Da quando è arrivato dall’Ares, a parte la prima giornata dello scorso campionato, non ha più perso una partita. Anzi, le ha giocate tutte da titolare nello stesso ruolo, quello nemmeno tanto semplice di interbase. 60 partite di fila, come solo i grandi possono fare. E non importa  che le abbia centrate in serie B, perché giocare ininterrottamente 60 partite da interbase titolare è un exploit che non ha differenza di categoria. Andrea Capellano le ha messe in fila dal  15 aprile dello scorso anno (Milano-Crocetta 6-5) a domenica scorsa ad Avigliana, eguagliando un record che resisteva dal 1990 ed era stato stabilito da uno dei più grandi stranieri della storia del Milano, l’americano Jim Morrison, un personaggio da quasi 1100 partite e 112 fuoricampo in Major league, tanto per capirci. Morrison il record l’ha fatto inserie A1, ai tempi della grande Mediolanum, Capellano l’ha eguagliato in serie B, ma 60 partite consecutive non sono uno scherzo. E oltre tutto la serie è ancora aperta e il 1° settembre, nel recupero di Poviglio, Andrea non solo potrà diventare il primatista solitario nel ruolo di interbase, ma avrà addirittura l’opportunità di battere il primato assoluto di partite consecutive in un unico ruolo che appartiene a Maurizio Brusati, che di quella Mediolanum fu il capitano e che giocò 61 partite in seconda base nell’84-85 tra serie A1 e A2.

Ma veniamo a Capellano, nato in Brasile (a Santros, la città di Pelè), cresciuto nel vivaio dell’Ares, studente di Economia alla Bicocca, adesso perno del diamante del Milano. Ma queste 60 partite sono casuali o meritate?

“Beh, la fortuna ti deve sempre assistere – ammette Capellano -, soprattutto tenendoti lontano dagli infortuni.  Ma io ho cercato di avere delle forti motivazioni per essere sempre in campo e dare sempre il massimo. Poi, se Marco Fraschetti ha puntato su di me come interbase, un motivo ci sarà. Devo ringraziarlo per la fiducia che mi ha dato in tutte queste partite, senza mai mettermi in discussione. Io spero di essermela meritata. Ma se sono  cresciuto lo devo anche ai consigli dei miei compagni. Per esempio, tra i nuovi arrivi di quest’anno, devo ringraziare Andrea Lo Monaco, così com lo scorso anno  i ha dato tanti consigli Boza. E poi Bancora, il nostro capitano…”.

E così è arrivato questo record…

“Sì, non me l’aspettavo. Però io ci ho messo sempre tanto impegno, tanta costanza negli allenamenti. Certo, è stato importante evitare incidenti… ma per fortuna non ho mai avuto problemi. E così mi sono ritrovato a raggiungere un giocatore come Morrison, e che giocatore..."

In questi due anni di Milano come ti sei trovato?

“Bene, molto bene. Mi sono ambientato subito anche perché con molti dei miei compagni avevo giocato nelle selezioni regionali, li conoscevo già. E anche Marco Fraschetti l’avevo già conosciuto in quelle circostanze. Forse l’inserimento è stato facile perché abbiamo quasi tutti la stessa età…”

A proposito di record, adesso puoi superare anche quello assoluto di Brusati… Nessuno nella storia del Milano ha giocato più di 61 partite consecutive nello stesso ruolo…

“Incredibile, non ci pensavo assolutamente. E non sapevo di essere così vicino anche a questo traguardo. So che Brusati giocava in seconda base, ma è strano, credevo che qualche prima base o qualche esterno potesse avere più facilità a giocare tante partite consecutive…”

Come sei arrivato al baseball?

“Attraverso un altro sport: da ragazzino ho fatto per anni ginnastica artistica, al Saini. L’ho fatta fino alla terza elementare, poi però mi sono stancato perché era un impegno faticoso… Così ho cominciato a pensare di passare ad altri sport, ne ho provati diversi, ma nessuno riusciva a soddisfarmi. Finchè, proprio al Saini, ho visto il baseball e mi sono subito appassionato. Io e mio fratello. E adesso è ormai una decina d’anni che faccio questo sport”.

Chi è l’allenatore a cui devi di più?

“Mah, sono tanti. Forse direi Danny Diaz Perdomo che nell’Ares era un po’ il mio idolo e mi ha fatto appassionare al ruolo di interbase. Lui giocava in prima squadra ma allenava anche gli Allievi e con lui sono cresciuto  molto. Poi ho giocato al suo fianco in prima squadra come seconda base e, quando lui ha smesso, ho preso il suo posto di interbase”.

E adesso qual è il tuo obbiettivo?

“Mi piacerebbe arrivare in A2 e spero di meritarmela sul campo, centrando la promozione con il Milano. Quest’anno stiamo lottando per i playoff, ma sarà molto dura… Se non ce la facciamo, spero di poter conquistare la promozione il prossimo anno. Non solo ma vorrei anche giocarci per un po’ di anni, consolidarmi come giocatrore di quel livello”.

Intanto ti accontenti di aver eguagliato Jim Morrison. Che cosa sai di lui?

“So che è stato un grande americano, ai tempi della Mediolanum, quando il Milano era in A1. E so che ha giocato per tanti anni in Major league. Io invece mi accontenterei della A2… Questo record è veramente una grande soddisfazione… Quanto a Jim Morrison, ma anche a Brusati, chiederò di loro a Marco Fraschetti, visto che ha giocato con tutti e due…”

Già, noi invece chiediamo a Fraschetti di Capellano. Record meritato? “Direi di sì, perché è un ragazzo serio che si impegna tantissimo in ogni allenamento. E d’altra parte un record così non si fa per caso. Bisopgna meritarsi il posto settimana dopo settimana. E lui se l’è sempre meritato. Jim Morrison? Beh, parliamo di un altro pianeta, anche se quando l’ho visto la prima volta, sul pullman, mi era sembrato vecchio… Mi sono chiesto: ma chi abbiamo preso? Ma poi l’ho visto in campo e ho capito subito chi era…”

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