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07

Marzo
2019

Sergio Bianconi un "soldatino" di 80 anni

Lo chiamavano così perché in terza base non sbagliava un colpo, non faceva mai errori. E ha contribuito ai grandi successi italiani ed europei dell'Europhon a cavallo degli anni '60-70: "Una grande squadra con un grandissimo allenatore come Cameroni, che sapeva motivarci e tenerci uniti. Indimenticabile la prima coppa vinta a Monaco contro gli spagnoli. Anche se io ci ho rimesso due denti... Da ragazzino stravedevo per il baseball, a Monza non mi perdevo un partita. Ho giocato tanti anni nel Pirelli, che era una buona squadra, ma io volevo vincere uno scudetto... e sono passato al Milano. E' vero in terza sbagliavo pochissimo, tranne quella volta che mia nonna mi ha fatto la cassoeula...

"Lo chiamavano soldatino perché non sbagliava un colpo". Parola di Biro Consonni, uno che lo conosce molto bene per averlo scovato e seguito per tutta la carriera. Il soldatino è Sergio Bianconi, il metronomo della terza base, l'uomo da zero errori, che oggi festeggia gli 80 anni. Anzi, a dire il vero, ha cominciato festeggiarli l'altro ieri con un gruppo di amici, di ex compagni, che l'hanno raggiunto in Brianza per l'occasione: da Consonni, appunto, a Novali, da De Regny a Di Giacomo, da Rossi a Scaletti, Tempesta, D'Odorico, Crippa, Carestiato. Nato a Monza il 7 marzo del '39, Bianconi è stato il terza base della grande Europhon per sei stagioni a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, vincendo in Italia e in Europa: 3 scudetti, 3 coppe dei Campioni, una coppa Italia; 117 presenze in rossoblù, ma anche 6 presenze in Nazionale con la partecipazione agli Europei di Milano '64 e Madrid '65, quando ancora vestiva la casacca del Pirelli di cui è stato una colonna per 9 anni. E adesso invece Bianconi è un tranquillo signore che vive tra la Brianza e la Costa Azzurra, lontano però dal baseball da tanti anni. "Sì praticamente da quando ho smesso, nel '73. Perchè per qualche anno ho fatto il tecnico a Lissone, dove c'era una squadra a metà anni Settanta che faceva la serie C, ma mi sono stancato presto perchè erano ragazzi che non si impegnavano molto. E il livello non c'entra, perchè se uno si impegna per giocare in serie C merita comunque rispetto, ma se vedo solo gente che ride, che si vinca o che si perda... Mi spiace ma io arrivavo da una realtà lontanissima, ero abituato a dare il massimo tutti i giorni". - Ma tu come hai scoperto il baseball? "Perchè ci giocava mio zio qui a Monza: Giuliano Cazzaniga, che è stato per anni anche compagno di Biro Consonni negli anni Cinquanta. E io andavo a vederlo tutte le domeniche quando giocavano a Vedano o all'oratorio di San Gerardo dove c'era il campo a Monza. E il baseball mi piaceva troppo, ero proprio appassionato. Tanto che poi ho cominciato a giocare anch'io nel Monza. Solo che quando ho giocato la mia prima stagione in prima squadra, a 17 anni, il Monza si è sciolto... E così ho seguito il Biro al Pirelli, che ci aveva cercato. Sono arrivato a Milano che ero un ragazzino, all'inizio facevo la riserva, poi mi sono conquistato il posto e ho fatto nove anni da titolare". - E com'era quel Pirelli? "Era una bella squadra, con dei giocatori di livello, tanto che abbiamo fatto dei buoni campionati da secondo-terzo posto agli inizi degli anni Sessanta e poi ci siamo anche rinforzati ulteriormente quando sono arrivati un po' di giocatori dei Leprotti". - Poi il passaggio al Milano nel '67... "Sì, Cameroni mi faceva la corte già da un po'. E io volevo vincere uno scudetto: al Pirelli al massimo avevamo fatto un secondo posto, ma non mi bastava. E lì non si riusciva a fare di più. Così sono passato all'Europhon". - Che ricordo hai del tuo Milano? "Beh l'Europhon era una grande società, c'era tutto un altro ambiente rispetto al Pirelli. Gigi Cameroni ci teneva uniti, voleva tanto impegno ma aveva anche dei gran giocatori. E così abbiamo vinto gli scudetti e tre coppe dei Campioni". - Già, a partire da quella di Monaco con il Cortes Ingles, di cui festeggiamo quest'anno i 50 anni... "Una grande impresa, una vittoria speciale... E pensa che io sono finito in ospedale perchè mi sono preso un lancio in faccia al sesto inning. Il Gigi continuava a dirmi: guardala bene, guardala fino in fondo... E io l'ho guardata talmente bene che mi sono rotto due denti. Poi è entrato Carestiato al mio posto e abbiamo portato a casa la coppa comunque... Ma io, dopo che mi hanno messo i punti in bocca, ho fatto in tempo a tornare per festeggiare con gli altri. E che festa... Anche se il giorno dopo avevo una faccia così E poi è stata una bella vittoria perchè gli spagnoli erano forti e in più avevano dentro tre o quattro cubani, mentre noi eravamo tutti italiani". - Poi sono arrivate le altre due coppe contro il Bologna. "Sì, ma non è stata la stessa cosa. Non perchè fossero delle partite più facili, ma perchè non è mai come quando vinci per la prima volta.... - Ma al di là di questa finale, c'è una partita indimenticabile nella tua carriera? "Sì, una contro la Lazio quando ho preso due palle impossibili una dietro l'altra. Prima su Glorioso con una presa al volo in tuffo verso il cuscino e subito dopo fermando un'altra legnata di Luzi alla mia sinistra. Due miracoli: una cosa che non avevo mai visto fare da nessuno, due legnate fermate così, una dopo l'altra.... - E la partita da dimenticare? "Sì, te la racconto... (e comincia a ridere, ndr). Me la ricordo bene, perchè giocavo nel Pirelli ed era una partita facile, contro una squadra ultima in classifica. Così, siccome mia nonna tutte le domeniche mi voleva invitare a mangiare la cassoeula, quella volta accettai, pensando che comunque in campo sarebbe stata una passeggiata. E invece ovviamente è stato un disastro. Non avevo riflessi, non stavo quasi in piedi e hanno dovuto sostituirmi..." - Chi è l'allenatore che ti ha dato di più? "Sicuramente Gigi, anche se Strong al Pirelli mi ha insegnato molto. Ma Cameroni era veramente un grande motivatore". - Da ragazzo c'era qualche giocatore che ti piaceva particolarmente? "Sì, Carlo Fraschetti del Pirelli. Per la grinta che aveva. Mi ricordo che quando andavo a vedere le partite era un catcher che mi piaceva molto. E non immaginavo che poi avremmo giocato insieme". - Il compagno ideale? "Mi trovavo bene con Cavazzano. Siamo stati anche compagni di camera per un bel po'". - La più bella soddisfazione che ti ha lasciato il baseball? "La prima coppa dei Campioni. Quando abbiamo vinto non capivo più niente... E ho cominciato ad assimilare la vittoria solo giorno dopo, quando siamo rientrati a Milano in treno". - Il campo preferito? "Nettuno, perchè ci ho sempre giocato delle grandi partite. E ho anche vintotante volte. Mi prendevano a male parole, ma mi caricavano". - E la trasferta? "Mah, forse sempre Nettuno per l'ambiente che ti circonda". - C'è una squadra in cui avresti voluto giocare? "No, sono contento delle squadre in cui ho giocato. Anche se a Milano, dopo l'uscita dell'Europhon, c'è stato un po' un calo. Ma la squadra era anche invecchiata". - Facciamo la squadra ideale dei tuoi compagni? "Ne ho avuto tanti bravi... Come pitcher a me piaceva molto Paschetto, anche se era una testa un po' matta... Poi Cavazzano catcher, Novali in prima, Ugo Balzani in seconda, io in terza, Spinosa interbase. Gandini al centro con Andrea Balzani e De Regny esterni". - Praticamente una Nazionale. A proposito, tu sei stato anche azzurro all'inaugurazione del Kennedy nel '64... "Sì, ho giocato anche in Nazionale, ma purtroppo non ho mai vinto niente. Ho fatto un paio di Europei ma a quei tempi l'Olanda era troppo forte. Loro erano pieni di antillani e noi non avevamo ancora gli oriundi� Ho partecipato anche alla prima tournèe a Cuba, ma anche l'affrontavamo delle squadre molto forti. Abbiamo vinto una partita su sette, ma per sbaglio, perchè si è messo a piovere..." - Il più grande lanciatore italiano? "Glorioso o Lachi. Forse più il primo. Ma anche con Glorioso sul monte, l'Olanda non riuscivamo mai a batterla..." - E il battitore? "Gandini. Di una potenza unica". - I tre personaggi simbolo del baseball italiano? "Gigi Cameroni, che nel baseball ha fatto di tutto. Poi Giulio Glorioso. E poi Toro Rinaldi, un grandissimo giocatore. Forse perché giocava nel mio ruolo..." - Lo sportivo preferito fuori dal baseball? "A me piace molto il ciclismo... E quindi devo dire Eddy Merckx, il più grande di tutti. Adesso invece mi piace molto Dumoulin, l'olandese". - Tifi per qualche squadra? "Sì, l'Inter". E nel baseball americano? "Non lo seguo..." - L'evento sportivo che ti ha emozionato di più? "Mi prendono molte le gare di discesa libera, vederli scendere è sempre una grande emozione. Uno sport da uomini veri. Mi piace tanto anche Paris: un ragazzo modesto e serio". Proprio come era il "soldatino" Bianconi. Auguri Sergio. Sulla nostra pagina facebook la fotogallery

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