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06

Marzo
2019

Simone Spinosa, 50 anni con il baseball in famiglia

L'ex capitano rossoblù, 11° giocatore della storia del Milano per numero di presenze (subito alle spalle di suo padre Alberto), taglia il traguardo dei 50 anni. "Ho scelto il baseball perchè era lo sport di mio papà, ma lui non mi ha mai forzato. Iannini e Paolo Re i tecnici che mi hanno dato di più da giocatore, ma un anno con Mazzotti mi è servito per capire come si allena. Che bel ricordo le tre promozioni in tutte le categorie, nel 2007 eravamo un gruppo fantastico. Legato per sempre al Milano, ma devo tanto anche al Lodi. Cameroni gigante del baseball ma soprattutto amico di famiglia. Allara un vero punto di riferimento per noi di Milano. Taschin il pitcher che mi faceva penare, ma se c'era vento� Come sono cresciuti i ragazzi del Milano: spero di vederli presto in A2�

Famiglia Spinosa uguale Milano Baseball. Tra tutti i padri e figli che hanno vestito la maglia del Milano, certamente quella di Alberto e Simone � la storia più lunga, non solo perch� i numeri dicono che si tratta della coppia padre-figlio con pi� presenze in rossobl� (716 in due, quasi un centinaio in pi� della famiglia Pasotto, che per� oltre a Raoul pu� contare su due figli, Marco e Andrea), ma soprattutto perch� messi assieme i due Spinosa coprono quasi l'intera storia del Milano. Alberto giocatore dell�epoca d'oro dell'Europhon, anche allenatore per un anno e infine coach negli altri tempi gloriosi della Mediolanum; Simone giocatore per oltre un ventennio, dalle giovanili, alla seconda squadra targata Mediolanum Blues in serie C, per finire alla franchigia United, una lunga storia fatta di 352 presenze ufficiali nel Milano con le ultime stagioni da capitano e poi anche lui da allenatore della squadra di serie C. Insomma, oggi Simone festeggia 50 anni mettendosi alle spalle veramente una vita di baseball, anche se l'ultima stagione l'ha visto per la prima volta dopo tanto tempo fuori dal campo: �S�, diciamo una stagione senza baseball attivo, perch� comunque sto mantenendo il mio incarico di consigliere regionale della federazione. Ma, devo dire la verit�, avevo bisogno di una pausa: era dal 1989 che andavo in campo senza soste�. - Tu per� non hai cominciato a giocare prestissimo� �S� ho cominciato a 14 anni con gli Sparks allenati da Carlo Passarotto, una squadra che faceva da serbatoio al Milano. Poi per� ho dovuto smettere per alcuni problemi fisici. Finch� a 17-18 anni, quando mio padre � tornato al Milano, come coach della Bkv, ho ripreso ad allenarmi e a giocare nella Primavera guidata da Dario Rossi. E da l� � cominciata una storia lunghissima, perch� dopo la Primavera sono passato nella squadra di serie C del Milano di allora, targata Mediolanum Blues, dove giocavano ancora un po' di vecchie glorie come Torre, Scaletti padre, Angelo Fontana, ma che poi � diventata una squadra di giovani allenata da Steve Iannini e da Gigi Cameroni. Dalla serie C, visto che non avevo possibilit� di passare alla prima squadra della Mediolanum, sono andato a Lodi per quattro anni salendo dalla B alla A2, prima di debuttare finalmente nel Milano sempre in A2nel '96. Poi un paio d�anni a Bollate e il ritorno di nuovo al Milano dai tempi della fusione con l�Ares fino agli ultimi anni con lo United, quando avevo gi� 41 anni. Senza contare che ho giocato ancora un'ultima stagione a Lodi nel 2011 quando andai per fare il coach, ma mi dissero di portare anche il guanto che poteva servire pi� del fungo�� - Inutile chiederti come hai scoperto il baseball� �Ovvio, era gi� un affare di famiglia� Anche se di mio pap� giocatore non ho praticamente ricordi, perch� ha smesso che io avevo 5-6 anni. Ho solo qualche vago ricordo di quando mi portavano al Kennedy da piccolo. Poi, per�, � ovvio che sono rimasto influenzato, anche se lui con me � sempre stato molto discreto, non ha mai condizionato le mie scelte: fai quello che vuoi, mi ha sempre detto. Ma quando lui � tornato al Milano da tecnico e io l'ho seguito, � stato molto contento. Anche se mi ha sempre detto. �io non ti allener� mai��. Una decisione che condivido, perch� anch�io non vorrei mai essere l'allenatore dei miei figli�. - A proposito di figli: avremo altri Spinosa a proseguire la tradizione? �Ho due maschi, uno di 8 anni e l�altro di 5. E tutti e due giocherebbero volentieri a baseball, solo che abitiamo troppo lontano dai campi e in questo momento non c�� nessuno che li possa accompagnare�. - Con 352 presenze ti sei ritagliato un bel posticino nella storia del Milano, 11� rossobl� di tutti i tempi. Bastavano 12 partite in pi� e saresti entrato nella top ten dei fedelissimi� �E� vero, ma avrei buttato fuori proprio mio padre� (Alberto � il 10� all time a quota 364, ndr). A dire il vero ho cercato di raggiungerlo in tutti i modi, ma nel 2009 mi sono rotto il crociato e non ce l'ho pi� fatta. L'anno dopo ho giocato ancora, ma ho capito che non sarei riuscito a superarlo� Per� almeno mi sono lasciato alle spalle Bacio� (ride, ndr)�. - La tua prima vera squadra, per�, � stata il Lodi� �S�, a Lodi sono praticamente cresciuto e per me ha rappresentato la prima esperienza nel baseball di buon livello. Con gli OldRags sono arrivato alla A2 che in quel momento poteva essere la mia massima aspirazione, visto che nella Mediolanum non avrei mai potuto giocare. Per� a Milano ricordo che andavo a fare qualche allenamento e ricordo l'emozione di poter fare infield prendendo le battute di giocatori come Bianchi, Manzini o Morrison. Che per un ragazzo di 19 anni rappresentavano il massimo�� - E con il Milano che legame ti rimane? �Beh devo dire che per me, come societ�, � sempre esistito solo il Milano. Anche se devo tanto a Lodi, come ho detto, perch� a quei tempi non ero abbastanza bravo per poter ambire a giocare nel Milano. Non ero forte come Alex Neri, per intenderci, ero un altro tipo di giocatore. Inoltre il Milano era la squadra di mio pap�� E poi io sono di Milano�� - Ricordi il tuo debutto in rossobl�? �Ricordo il mio debutto in A1 in trasferta a Nettuno, nel �98. Ricordo di essere entrato come pinch runner e di aver anche rubato una base. Non mi viene in mente, invece, la mia prima partita in A2, ricordo solo che era il 1996 e l�allenatore era Paolo Re�. - E allora c�� una partita indimenticabile nella tua carriera? �Pi� di una� Me ricordo, ad esempio, una partita a Ronchi chiusa con un doppio gioco, dopo una mia presa in tuffo. E poi tutti i playoff vinti: quello del �97 contro San Marino che ci riport� in A1, quello con il Castenaso che valeva la promozione in A2, ma anche quello con il Bolzano in serie C per tornare in B. Forse pi� di tutti mi resta il ricordo del 2007, quando abbiamo ottenuto la promozione in A2 ed eravamo un gran bel gruppo�. - E quella da dimenticare? �No, le ho dimenticate tutte�. - Hai parlato della promozione in A1: credo che per te quello sia stato un anno importante� �Certo, una grande soddisfazione, perch� quella promozione ce la siamo proprio conquistata giocando un grande campionato. Poi ricordo che all�inizio dell�anno Mazzotti mi disse che forse era meglio se mi cercavo un�altra squadra, perch� avrei avuto poco spazio. Per� gli dissi che a 29 anni quella era per me un�occasione irripetibile, che se non avessi giocato quell�anno in A1 non l�avrei vista mai pi�. E allora mi tenne in squadra. Io pensavo che sarei stato l�ultima ruota del carro e invece, pur non essendo un titolare, qualche partita l�ho giocata ed � stata una bellissima esperienza. Anche solo nel seguire le partite dalla panchina�. - L�allenatore a cui devi di pi�? �Ci ho pensato bene, perch� sapevo che mi avresti fatto questa domanda. Devo dire Steve Iannini e Paolo Re, oltre a Mauro Mazzotti che ho avuto solo un anno, ma mi ha fatto vedere come deve essere veramente un allenatore. E anzi, quell�esperienza l�ho sfruttata soprattutto dopo, quando anch�io mi sono ritrovato a fare il tecnico. Paolo Re invece sapeva gestire benissimo il gruppo, con lui era tutto leggero. Devo dire che � stato fantastico giocare per lui e per Piero Bonetti che in quegli anni era il suo vice. Poi un�altra bella coppia di tecnici sono stati Raoul Pasotto e Alex Neri. Anzi, negli ultimi tempi ho ripensato molto a quello che ha fatto Raoul in quegli anni e ho capito il grande lavoro che ci ha messo�. - Poi � toccato anche a te fare il manager� �S�, tre anni a Milano con la squadra di serie C e poi l�anno scorso con il Piemonte Orientale, che era una mista Vercelli-Porta Mortara�. - Da ragazzo avevi un idolo? �Ai tempi della Bkv un giocatore che mi piaceva molto era Joel Lono. Ma seguivo molto anche Alex Neri, perch� mio padre me ne parlava sempre bene, mi diceva che avrebbe fatto strada� E poi ho avuto il piacere di giocarci assieme�. - Il compagno ideale? �Simone Bacio, per tanti anni mio compagno di camera. Abbiamo fatto assieme gran parte della nostra carriera, anche a Bollate. E� uno dei miei migliori amici ed � stato anche testimone al mio matrimonio�. - La pi� grande soddisfazione che ti ha dato il baseball? �Aver conosciuto tante persone, tanti giocatori che ho rispettato e da cui ho ricevuto rispetto�. - E la delusione? �No, nessuna in particolare, qualunque cosa sia successa nella mia carriera. Da ragazzo potevo essere deluso dal fatto di non aver giocato nella Mediolanum, ma poi ho capito che quella squadra era di un livello troppo alto per me�. - Il campo preferito? �Ce n�� uno solo: il Kennedy ovviamente�. - E la trasferta? �Non so perch�, ma tutte quelle che portavano verso Est, in Veneto o in Friuli. A Ronchi, per esempio, mi piaceva il dopo partita, quando si mangiava pasta e fagioli��. - Allora tra queste ce ne sar� una ancora pi� a Est, a Zagabria� �Ah certamente. La coppa delle Coppe, un ricordo eccellente, indimenticabile. E poi l�idea di viaggiare per sport mi � sempre piaciuta�. - Adesso ti tocca la squadra ideale dei tuoi ex compagni� �Lanciatore Gianluca Piazzi, quello con cui ho giocato di pi�, anche se ce n�erano altri bravi, penso a Barosi per esempio� Ricevitore Anedda, un altro con cui ho giocato un sacco di anni, anche se non posso dimenticare Fraschetti. In prima Bacio, in seconda io, perch� ho giocato un po� dappertutto ma ho sempre pensato che il mio vero ruolo fosse questo. In terza Selmi, perch� era la posizione in cui giocava meglio, e interbase Bodini, anche se qualcun altro poteva essere pi� forte. Esterni Thomas Pasotto a sinistra, Alex Neri al centro e Raoul Pasotto a destra. Designato Chris Santoianni. Beh ho avuto la fortuna di giocare tanti anni con questi compagni e fare la squadra � stato abbastanza facile�. - E c�� una squadra in cui avresti voluto giocare? �Forse qualche squadra di Parma, ma sinceramente non saprei� In fondo sono contento delle squadre in cui sono stato�. - Il lanciatore che ti metteva pi� in difficolt� �Lucio Taschin, tranne quando c�era vento. Con lui ho sempre patito l�inferno, per� se c�era vento stranamente riuscivo a battere la sua curva� E un altro che mi metteva in grande difficolt� era Lisandro Corba�. - Il miglior pitcher italiano? �Ho sempre sentito parlare molto bene di Glorioso, ma non l�ho mai potuto vedere. Tra quelli che ho visto, direi Ceccaroli e Cabalisti�. - E il battitore? �Se possiamo considerarlo itraliano, direi Dave Sheldon. Per tecnica e capacit� di stare concentrato come pochi. Tra i miei compagni di squadra, invece, invidiavo Parisini perch� pur essendo grezzo, pur non avendo mai studiato la battuta, era un battitore naturale, con delle mani fortissime�. - I tre personaggi simbolo del baseball italiano? �Sicuramente Gigi Cameroni � stato tra i grandi protagonisti e io ho avuto la fortuna di averlo conosciuto molto bene, soprattutto per il rapporto che aveva con mio pap�. Pi� che come un personaggio del baseball lo vedevo come uno di famiglia, ma � indubbio che Gigi pu� vantare una storia che pochi hanno. Poi ci metterei Mauro Mazzotti, perch� � uno dei pochi veri professionisti del baseball italiano, soprattutto per il suo approccio al nostro sport. E credo che senza di lui gli italiani che sono andati a giocare negli Usa avrebbero trovato una strada meno semplice�. - E il terzo? �Non so, a livello nazionale non saprei dire. Se invece restiamo a livello milanese potrei dire Piero Allara, un altro di famiglia a casa mia. Un simbolo per le presenze che ha nel Milano, per la figura che era e che � ancora adesso. Dagli anni Settanta ad oggi � sempre stato un punto di riferimento per noi di Milano�. - Lo sportivo preferito? �Due direi: Michael Jordan e Valentino Rossi. Vale per la capacit� di concentrazione in uno sport difficilissimo come il motociclismo, Jordan per la forza pura e il dominio sopra tutti gli avversari�. - La squadra per cui tifi fuori dal baseball? �L�Inter�. - E nel baseball americano? �I Red Sox, assolutamente�. - L�evento sportivo che ti ha emozionato di pi�? �L�oro nel gigante di Alberto Tomba a Calgary. Una gara da batticuore incredibile�. - Chiudiamo con un messaggio: c�� qualcosa che vuoi dire ai nostri amici? �S�, la mia speranza � che il Milano possa tornare presto in alto. L�anno scorso l�ho affrontato da avversario come allenatore e devo dire che ho visto come sono cresciuti molti ragazzi che avevo allenato io in serie C. Sono ragazzi preparati che stanno anche crescendo nell�ambiente giusto, per cui penso che possano fare un buon campionato anche quest�anno in B e, chiss� mai, raggiungere al pi� presto anche la A2. Spero che loro e il Milano abbiano presto l�occasione di arrivarci�. Grazie Simone e arrivederci al Kennedy. Almeno a tifare Milano. Sulla nostra pagina facebook la fotogallery

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